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una sezione del sito dove, un pò più a fondo, racconto dei progetti e delle giornate in studio

Kini sesi?

Ho intrapreso, recentemente, un percorso di riscoperta delle mie radici.

La mia bisnonna era sarda ed io l'ho conosciuta solo in parte, ho tanti ricordi di lei, legati ad oggetti e racconti, ma la mia radice sarda è andata perduta.
Attraverso queste immagini cerco di ricreare ricordi di una figura misteriosa per me, che ho sognato come mistica e legata fortemente alla natura, come sono io. Con capelli lunghissimi e selvaggi.
Nel tempo assocerò a questo racconto dei simboli della cultura sarda.

FREAKS!

Freaks! È Una condizione mentale e fisica, un viaggio a ritroso attraverso l'alterazione permanente dei sensi, inizialmente psichici e, poi, fisici. Il pianto nello sguardo e le movenze sono continue, uno stato di coscienza privo di ogni equilibrio. La svestizione del corpo che causa senso di vergogna e avvilimento. La riscoperta continua della perdita.

L'esigenza di riappropriarsi di uno spazio che non è mai stato individuale, la necessità della possessione è sovrana nell'essere umano. Il corpo come fonte di vergogna e di vita. La noncuranza della forma e la malcuranza delle opinioni.

Freaks è ispirato all’omonimo film degli anni ’20 che vede protagonisti i cosiddetti ‘freaks on the leash’ i fenomeni da baraccone. Qui le donne vengono riportate con alterazioni evidenti del corpo, come a voler esagerare ciò che la società ci impone, dettagliando in maniera estrosa parti poco incisive rispetto a quello che la società ritiene rilevante. Le foto sono stampate su tela e presentano ricami che accentuano dettagli rilevanti per il soggetto.

Sono composte in 5 trittici:

- L’eterna piangente

- L’onniveggente

- La donna invisibile

- Ohaoguro

- Le teste di Tsansa.

Lili Elbe

‘Essere.

Come il mare, essere e basta.

Questo vorrei, eternamente, nei secoli dei secoli.

Lascio questo pianeta memore dell'assenza dell'esistenza e della

persistenza nella prepotenza.

Atterro e mi ritrovo così, ad essere, senza nessuna appartenenza. Il

mio sesso è neutro, accettato. E non c'è giudizio nel mio gemello,

in quanto, esso stesso, rimane nella persistenza dell'essere, senza

pretese, come me.’

Spesso ci si chiede in che direzione vada l'umanità, quale sia la giusta strada,comune od individuale.Cosa succederebbe se ci fosse la possibilità di nascere senza un sesso d'appartenenza? Lo sceglieremmo strada facendo e quale sarebbe la differenza? Sarebbe una condanna per la quale invocheremmo un qualcosa di più potente al di sopra di noi per averci dato una simile punizione? Vorremo altro, additeremmo chi ne ha uno o desidererebbe averne uno? Spesso ci si danna per ciò che non si è, ciò che si vorrebbe essere e ciò che non si ha. Rifletto, io stessa, spesso, su ciò che ho, non ho o vorrei avere, in quel frangente sono sola, con me stessa, nessuno pò dirmi che questo è profondamente giusto o mortalmente sbagliato, chi sei tu per giudicare e dare per scontato ciò che vivo? Questa riflessione può esserci solo con l'evoluzione dell'umanità, lo sviluppo dell'intelletto, il guardarsi allo specchio e riconoscersi con uno od un altro sesso, il predicare che ciò che un essere superiore ha voluto per noi non è assolutamente questo ma quest'altro e noi lo sappiamo per certo.

Mi chiedo quanto tutto questo potrà essere solo una scelta personale e non un quesito pubblico dove ognuno può dire ciò che non sa. Il progetto Lili Elbe tratta un tema delicato ed impalpabile come quello del gender fluid. Il nome proviene dal primo transgender della storia. È una denuncia alla prepotenza su una scelta che non può che essere personale.

I soggetti sono esseri di un pianeta a noi sconosciuto dove non esiste sesso di appartenenza e il solo modo per riconoscersi è conoscersi e accettarsi. È un libro in tessuto creato a mano, incollato con colle prodotte in casa e decorato con stampe e ricami anch’essi fatti a mano.